Posts filed under 'Consumo consapevole'
Scarpe per un pianeta felice

- Cotone organico
- Gomma riciclata per la suola (da pneumatici)
- Gomma vulcanizzate per il resto
- Cartone riciclato per la scatola
- Colla a base di acqua
- Canapa Indiana
- Bamboo
- Plastica PET riciclata
Scarpe, sandali e infradito unicamente create con questi ingredienti. E assolutamente equosolidali.
Fare shopping online a volte ti permette di essere un consumatore etico.
Simple e’ un’azienda americana che vende unicamente online e che offre scarpe di ogni genere, originali, economiche e soprattutto sostenibili. E assolutamente trendy.
Vi consiglio di fare un giro sul sito e magari pensare a questo per il prossimo regalo (ad altri o a voi stessi).
Add comment 23 Maggio 2008
Essere genitori, essere consumatori critici

Si tratta di www.carobebe.it, il nuovo blog dedicato al consumo critico per neogenitori: tante news e guide gratuite per insegnare ai genitori come operare scelte consapevoli e all’insegna del risparmio.
Da noi tutta la spesa per il bambino è più cara che nel resto d’Europa: dagli omogeneizzati alle pappe, dai pannolini ai vestitini, dai giocattoli ai prodotti per l’igiene, dai farmaci alle visite dei pediatri. Il motivo? Non volendo far mancare nulla ai nostri amatissimi frugoletti, anche di fronte a prezzi spropositati o ad aumenti ingiustificati, finiamo per non rinunciare all’acquisto. Complice la pubblicità che in questo senso gioca un ruolo fondamentale. Questo blog nasce con l’intento di offrire alle mamme – e naturalmente ai papà – gli strumenti necessari per trasformarsi in consumatori critici, che guardano con attenzione mentre scelgono per i propri figli, perché conoscono le relazioni che collegano il sistema dei consumi con l’ambiente, la società, l’economia, l’etica…
Buona lettura!
Add comment 21 Aprile 2008
Come paperette di gomma

Un amico italiano che vive a Dublino mi segnala che nel posto in cui lavora – un negozio di una catena di abbigliamento al femminile, tipo il celeberrimo Pimkie - dietro le cassiere ebeti e sorridenti c’e’ una scritta:
“We live not in according to reason, but in according to fashion”
Noi non viviamo sotto la guida della ragione, ma sotto la guida della moda.
Se da un lato e’ sempre piu’ vivo l’interesse nei confronti della sostenibilita’, dei consumi consapevoli, e di tutta quella parte del commercio piu’ “verde” che fa del consumatore un soggetto pensante (come e’ evidenziato in questo post), dall’altro ci tocca continuamente vedere esempi di elogio della stupidita’ e dell’omologazione.
Giusto per completezza, il negozio si chiama No Name… Un altro esempio?
Scritto da Virginia Tarozzi
1 comment 4 Aprile 2008
Qualcosa di cui i nostri politici dovrebbero preoccuparsi…

Se si fa caso agli argomenti più ricercati/cliccati su internet, si scopre che l’interesse nei confronti della sostenibilità è cresciuto del 50% nel 2007. Le persone infatti oggi usano molto di più internet per indagare le varie tematiche relative alla sostenibilità, concentrandosi particolarmente sulle azioni personali a favore dell’ambiente (come riciclare, come evitare il packaging eccessivo, idee di trasporto alternative, etc).
Tra gli argomenti più popolari:
- le energie rinnovabili e le alternative al petrolio
- come preservare le risorse naturali
- l’inquinamento e le sostanze tossiche
Tra le risorse online più utilizzate, due sono i siti che emergono particolarmente:
-
TreeHugger (che appartiene a Discovery Channel) ha avuto 4,612 messaggi relativi alla sostenibilità nel 2007, diventanto in questo modo il blog più importante
-
Worldchanging ricopre la seconda posizione (738 messaggi), seguito da Biopact (722) e The Oil Drum (706).
Altro trend importante che non potrà essere ignorato ancora per molto, è che le persone sempre di più ritengono responsabili le aziende delle loro azioni e dei risultati che ottengono, aspettandosi un atteggiamento trasparente riguardo alle loro pratiche. Sempre più spesso ad esempio nei blog si trovano critiche al cosiddetto “greenwashing” (quando un’azienda utilizza in modo aggressivo pubblicità e pubbliche relazioni per distorgere la realtà riguardo all’impatto ambientale della stessa). Proprio oggi è uscito un articolo di Repubblica.it su Nike e i lavoratori vietnamiti; cito direttamente:
“È questa strategia che in passato ha attirato le ire delle associazioni umanitarie. Dietro le campagne di boicottaggio che hanno colpito la Nike c’è l’accusa alla multinazionale Usa di nascondersi dietro i terzisti e di invocare il rispetto delle leggi locali, in paesi dove la tutela dei lavoratori è debole o inesistente.” (Da Repubblica.it, Vietnam, la marcia degli operai “Noi, sfruttati dalla Nike”, 2 Aprile 2008)
I dati riportati sopra sono tratti dalla ricerca di un’agenzia indipendente che si occupa di fare ricerche sui consumi. Scarica il testo completo cliccando qui.
Scritto da Virginia Tarozzi
1 comment 1 Aprile 2008
Shopping Natalizio per salvare il mondo

Ecco a voi sette semplici passi che possono trasformare il vostro Natale in un momento ancora più speciale:
1- Ovviamente Equosolidale!
Quando trovi un vero e proprio affare in un negozio di abbigliamento, sei sicuro che il basso prezzo non sia garantito dall’alto prezzo pagato dai lavoratori del Terzo Mondo?
Scegliere prodotti equosolidali assicura ai lavoratori del Sud del Mondo un salario equo, che permetta loro di vivere, di dare un tetto e cibo alla propria famiglia, di mandare i bambini a scuola. Oggi il commercio Equo e solidale non è più limitato a tè e caffè, ma si può riconoscere il logo Fairtrade su una gamma molto ampia di prodotti: dal vino, alla frutta secca, riso e cotone.
Solidarietà Impegno durante il periodo natalizio vende anche prodotti di artigianato: vuoi sapere dove e quando?
2- Il Buono, il Brutto, il Cattivo
Se non ti è chiaro quali sono le aziende “verdi”, quelle che adottano un comportamento etico, puoi contare su alcune fonti di informazione che classificano le imprese sulla base di categorie come ecologismo, questioni legate al lavoro, attività politica, diritti degli animali, sostenibilità. Vi consigliamo:
- www.corporatecritic.org – Corporate Critic Research Database (un database che dà un punteggio etico ad oltre 30mila aziende in tutto il mondo)
- www.ethiscore.org – The Online Ethical Shopping Guide (purtroppo è ad abbonamento)
- E ovviamente la Guida al Consumo Critico pubblicata da EMI.
3 – Riciclo e seconda mano
Vestire “vintage chic” non è solo sempre di moda, ma è anche quanto di più etico si possa fare per il nostro pianeta. Ed è tendenzialmente economico. Dai mobili fino ai vestiti, ci sono organizzazioni nonprofit, parrocchie e negozi che ricevono, risistemano e rimescolano materiale di seconda mano per rivenderlo al pubblico.
A Bazzano il famoso “Pellicano”, a Bologna Cosedaltrecase, Tantecose, Mercatopoli
4 – Viva il mercato
Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria esplosione dei mercati agro-alimentari in tutto il territorio italiano. Non ultimo, il Mercato delle Cose Buone della valle del Samoggia. Vi si possono trovare frutta e verdura biologica, marmellate fatte in casa, formaggi incredibilmente odoranti, salumi e sottaceti di ogni genere. A chi non piacerebbe una bella cesta di leccornie?
5 – Investire nel profitto. Eticamente.
Dai un’occhiata ai fondi etici – assicurati che i tuoi risparmi non siano investiti in fondi socialmente irresponsabili o in aziende non etiche, che si occupano ad esempio di commercio di armi, tabacco, etc. Oggi la maggior parte delle istituzioni finanziarie offrono opzioni “etiche”. Anche il denaro vero e proprio sta migliorando il pianeta: in luglio la Dutch National Bank la lanciato la prima banconota prodotta con cotone equosolidale.
6 – Fai un regalo solidale
Compra un vaccino a nome dell’amico o parente a cui vuoi fare un regalo e mandalo dove c’è più bisogno. Puoi scegliere tra tantissimi regali diversi sul sito di Unicef (Regali per la vita) o sul sito di Save The Children (Lista dei Desideri) o sul sito della tua associazione preferita… è probabile che abbia pensato a qualcosa per Natale!
7 – Consuma meno
E’ semplice.
Scritto da Virginia Tarozzi
Add comment 11 Dicembre 2007
Occhi nuovi per guardare il mondo…
E questo cos’è? Dov’è finito il mondo che tutti siamo abituati a vedere?
La carta che vedete sopra, è rappresentata con la cosiddetta “Proiezione Peters”. Vediamo meglio in cosa consiste…
Tutti sappiamo che l’unica rappresentazione fedele della superficie terrestre è il mappamondo, e i problemi (grossi!) vengono al momento della necessità di rappresentare il globo su una superficie piana. Per fare questo sono state studiate tante formule matematiche molto complesse (“proiezioni”) che consentono, pur con deformazioni più o meno marcate, di rappresentare la terra in maniera abbastanza fedele. La più famosa e utilizzata di queste risale, con poche modifiche successive, al 1569 e all’inventiva del cartografo fiammingo Gerard Kremer, il cui nome latino (Mercatore), passerà alla storia per la “Proiezione Mercatore”.
Come dicevamo prima, in una mappa le deformazioni sono inevitabili, ma in ogni proiezione, l’ideatore sceglie cosa deformare: in particolare, o le superfici o gli angoli di incidenza di paralleli e meridiani devono non essere esatti.
Nella rappresentazione di Mercatore, tutt’ora la più utilizzata, l’autore ha deciso di “sacrificare” la fedeltà di superficie alla completa isogonia: scelta necessaria per la navigazione e per il calcolo delle rotte! Inoltre l’Europa si trova nel centro ottico della mappa e l’equatore è spostata in basso, tanto che 2/3 della carta sono occupati dall’emisfero boreale… il tutto è espressione di una mentalità eurocentrica e coloniale di cui non possiamo stupirci nel XVI secolo!
Però ora bisognerebbe avere il coraggio di ammettere la parzialità di una certa visione e affiancare a questa proposte nuove che tengono conto degli esatti rapporti di superficie tra le masse continentali e i vari Paesi. Questo fa la proiezione ideata da Arno Peters (1916-2002).
Nella sua mappa, che trovate all’inizio, le deformità non vengono annullate, ma vengono equamente distribuite in tutti i continenti e quello che si ottiene è una perfetta equità (sia cartografica, sia culturale!) tra i continenti e gli stati.
Facciamo solo due esempi: l’Europa ha una superficie complessiva di 9,7 milioni di kmq, e nella proiezione di Mercatore appare simile all’America del Sud, ma questa ha una superficie totale di 17,8 milioni di kmq (il doppio!); stessa cosa nel caso dell’America del Nord (19 milioni di kmq) che appare più grande dell’Africa (30 milioni di kmq). E così via… per non parlare della Groenlandia!
Ora ci chiediamo: non sarebbe bello che le scuole cominciassero ad adottare anche cartine di questo tipo? La proiezione di Mercatore è ormai nella mente di tutti, ma non sarebbe bello che i nostri bambini crescessero con una visione culturalmente diversa del globo terrestre?
Non potrebbe essere la carta di Peters uno strumento indispensabile per una corretta visione del mondo, sulla linea del rispetto fondamentale dei diritti di ogni popolo, per educare alla mondialità e all’intercultura?
2 comments 1 Dicembre 2007
Chicago e l’acqua in bottiglia. Dublino e le buste di plastica.

Camion stracarichi di bottiglie di acqua minerale potrebbero non essere più ben accetti a Chicago, dove il sindaco Richard Daley ha avvallato una proposta che porterà nelle casse della città almeno $21milioni ogni anno.
Non si tratta di una tassa sull’acqua, ma di una tassa sulla plastica per incrementare le entrate, ridurre l’immondizia, nonchè la quantità di carburante usato per la produzione e il trasporto delle bottiglie di plastica.
Ma chicago non è l’unica: i sindaci di Los Angeles, San Francisco e Salt Lake City hano chiesto ai propri impiegati di non usare acqua in bottiglia e non spendono più in questo settore. Ancora alcune idee:
- il consiglio comunale di Ann Arbor, Michigan, ha incoraggiato i residenti a utilizzare bottiglie “refillable” e ha smesso di comprare acqua in bottiglia per i rinfreschi e le cerimonie comunali.
- diversi ristoranti in Quechee, Vermont, hanno smesso di vendere acqua in bottiglia alcuni mesi fa. I clienti ora possono bere l’acqua del pozzo e ne sono felici.
- Il municipio di Santa Barbara, California, ha smesso di comprare acqua in bottiglia e serve acqua di rubinetto nelle funzioni pubbliche.
Se non è il Comune a dare l’esempio, come ci si può aspettare un comportamento etico e responsabilie da parte dei cittadini?
Anche se la battaglia all’acqua minerale ci preme abbastanza, non scordiamo che esiste un altro grosso problema: quello delle buste di plastica.
A Dublino, e in tutta l’Irlanda, c’è una tassa sulle buste di plastica che si trovano alla cassa: i “sacchetti” costano al cittadino dai 30 ai 50 centesimi di euro. Così, busta dopo busta, prima di prendere inutili sacchi di plastica, ci si pensa due volte. E così, per soli 0.30€ in più, non è raro vedere che le persone imparano ad organizzarsi: con sacchi di stoffa riutilizzabili, con borse capienti e con tutta la creatività di cui l’essere umano è capace.
Insomma, viva l’ambiente e viva l’ingegno!
15 comments 21 Novembre 2007
Blood diamonds

Da sempre l’essere umano ha bisogno di simboli per concretizzare i propri ideali.
Un diamante è indubbiamente simbolo di amore e impegno nei confronti di una persona, quindi la sua importanza non dipende generalmente dal valore economico dell’oggetto, quanto dal valore emotivo-affettivo che incarna. Maggiore è la spesa per quel diamante e il sacrificio fatto per acquistarlo, maggiore è il suo valore emotivo. E’ qundi un oggetto che per il suo carattere simbolico va ben oltre il materialismo e si sposta su una dimensione “sacra”.
Ma ogni rosa ha le sue spine….
Il 20% dei diamanti provengono da 4 paesi: Angola, Congo, Guinea e Sierra Leone.
L’81% della produzione dei diamanti è controllata da 5 colossi: DTC (50%), Alrosa (12%), Leviev, Rio Tinto e BHP Billiton, e ogni anno nel mondo i ricavi dalle vendite di diamanti sono sempre maggiori.
Il problema che interessa il commercio di diamanti, e che è ben descritto nel famoso film “Blood Diamond” con Leonardo di Caprio, ruota intorno ai cosiddetti Conflict Diamonds, ovvero quei diamanti commercializzati illegalmente per finanziare le guerre, soprattutto in Africa centrale e orientale. L’ONU ha definito i Conflict Diamonds, altrimenti detti Blood Diamonds, come “… diamanti che provengono da aree controllate da forze o fazioni opposte ai governi legittimamente e internazionalmente riconosciuti e che sono utilizzati per finaiziare azioni militari”. Questi diamanti sono stati utilizzati per finanziare le varie guerre e guerriglie in Angola, Liberia, Costa d’avorio e Congo.
Per eliminare questo problema, su spinta dell’opinione pubblica internazionale scossa dalla terribile guerra della Sierra Leone, nel 2000 è iniziata una collaborazione tra l’industria dei diamanti, l’ONU e organizzazioni non governative per creare un sistema di certificazione dei diamanti, che verrà poi chiamato Sistema di Certificazione Kimberley. Questo processo di certificazione è entrato in vigore nel 2003 e da allora 71 governi hanno introdotto il Sistema Kimberley nella loro legislazione nazionale.
Oggi il 99% dei diamanti venduti nel mondo provengono da zone “conflict free”, senza guerra.
Se vuoi fare un regalo alla tua fidanzata o moglie (o altro) esistono dunque due alternative:
- Informati bene sulla provenienza del diamante e pretendi una risposta
- Compra un diamante equosolidale: esistono diverse aziende/organizzazioni che si occupano di questo mercato e che, oltre a garantire la provenienza del diamante, offrono al produttore maggiore stabilità economica e prezzi equi (se sai un po’ di inglese guarda questo video: http://www.youtube.com/watch?v=1peA_qtHTwg)
- Non comprare un diamante: se ti ama, capirà la tua scelta.
Se vuoi approfondire l’argomento, sul sito di Rapaport c’è una grandissima quantità di materiale (documenti e articoli) sui diamanti e sui diamanti equosolidali.
8 comments 14 Ottobre 2007
Dopo il Made in Italy arriva il Buy American

Nasce, negli USA, un vero e proprio movimento “Buy American“, che sta prendendo piede soprattutto nelle grandi metropoli e che sta invitando i cittadini statunitensi a comprare prodotti a stelle e strisce. Non (solo) per un cieco patriottismo, ma per una scelta di ecologismo, di buona economia e di protezione della salute.
Ecologismo perchè indubbiamente un paio di New Balance che viene dagli Stati Uniti costa meno in termini di CO2 di un paio di Nike che proviene dalla Cina, che devono attraversare l’intero pianeta prima di arrivare nel negozio sotto casa. Buona economia perchè lla grande quantità di importazioni dal resto del mondo può danneggiare l’economia americana. Salute perchè spesso i prodotti che provengono dai paesi del Terzo Mondo (soprattutto Asia e Cina) sono al centro di polemiche sulla tossicità e sulle materie prime utilizzate, nonchè sullo sfruttamento del lavoro.
Mentre in Italia l’attenzione a ciò che si mangia e si utilizza fa parte della nostra storia e della nostra tradizione (e, pure, facciamo così fatica a rinunciare ad un paio di Nike!), non si può affermare che negli Stati Uniti sia altrettanto scontato. Anche se l’indole patriottica tende a prendere il sopravvento nel “Buy American”, ci piace l’idea che nella patria dello ’strafogo’ e del consumo si cominci a ragionare un po’ di più sugli acquisti.
Bisogna ammettere però che si tratta di una forma di “consumo consapevole” un po’ particolare… se volete sorridere un po’ potete visitare le pagine seguenti:
- Come dimostrare di essere un Americano Orgoglioso (How to Show You Are a Proud American)
- www.howtobuyamerican.com
- www.makeamerica.com
- Notizie sul Made in America
PS: A proposto di genuinità… Greenpeace lancia una campagna per il Parmigiano Reggiano: “il Parmigiano-Reggiano si fa con il latte. E il latte viene dalle mucche. Ma purtroppo le mucche del Consorzio del Parmigiano Reggiano mangiano ogni giorno soia Ogm della Monsanto. Gli organismi geneticamente modificati contaminano, in questo modo, la filiera di produzione e, dai laboratori della Monsanto, arrivano spediti sulle nostre tavole. Per info e per partecipare alla campagna in difesa della qualità del Parmigiano: http://www.greenpeace.it/parmigiano/index.php“
Foto di elevatedprimate sotto licenza Creative Commons
1 comment 20 Settembre 2007
Biologico. Perchè?

Solidarietà Impegno è per il biologico.
Ma non per un fanatismo naturalista, new age o vegano, ma semplicemente perchè il biologico, quando veramente tale e non una trovata pubblicitaria, garantisce il massimo rispetto dell’ambiente, delle popolazioni rurali, dell’uomo.
1 comment 31 Agosto 2007






