25 Febbraio – Giornata della Lentezza

26 Febbraio 2008

Vivere con lentezza

Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne soltanto la copertina.

Bisogna essere lenti, amare le soste, guardare il cammino fatto, imparare a star da sé e imparare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.

Andare lenti è dare nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, trovare una panchina, portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada.

Andare lenti è andare col vento di una barca e zigzagare per andare dritti.
Andar lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi, la ghiaia e i piccoli giardini, i passaggi a livello con gente che aspetta.

Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore con desideri immensi sigillati nel cuore.
Andare lenti è ruminare, imitare lo sguardo infinito dei buoi, l’attesa paziente dei cani, sapersi riempire la giornata con un tramonto, pane e olio.

Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni, con grandi racconti per piccoli viaggiatori, la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie.

Andare lenti significa poter scendere senza farsi male, non annegarsi nelle emozioni industriali, ma essere fedeli a tutti i sensi, assaggiare con il corpo la terra che attraversiamo.
Andare lenti vuol dire ringraziare il mondo. C’è più vita in dieci chilometri lenti a piedi che in una rotta transoceanica che ti affoga nella tua solitudine progettante.
Si ospitano più altri quando si guarda un cane, un’uscita di scuola, un affacciarsi al balcone, quando in una sosta buia si osserva giocare a carte, che in un volare, internettare, messaggiare, fare zapping.

Il pensiero lento è l’unico pensiero, l’altro è il pensiero che serve a far funzionare la macchina, che ne aumenta la velocità, che si illude di poterlo fare all’infinito.

Sintesi- estratto da “Il pensiero meridiano” di Franco Cassano, Bari; Laterza, 1996

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4 Comments Add your own

  • 1. Giacomo Zaccherini  |  28 Febbraio 2008 at 11:39 am

    Io mi permetto di lanciare una provocazione…
    Va bene, sono d’accordo su tutto quello che è scritto, sottoscrivo sinceramente ogni singola riga, e penso lo possa fare molta gente presa a caso per strada… però chi prova davvero a fare così?
    Nel nostro attuale mondo, è possibile pensare, e soprattutto vivere così? Io vorrei, ma non ci riesco quasi mai!
    Abbiamo scadenze e appuntamenti frenetici, senza il minimo respiro, perdi un attimo e ti fregano. Insomma, come si può fare?

    A livello teorico siamo tutti bravi a scrivere “Il pensiero meridiano”… ma in pratica, chi lo fa?

  • 2. Virginia  |  28 Febbraio 2008 at 3:18 pm

    Provocazione su provocazione… chi si prende il tempo di farlo OGNI TANTO?

  • 3. Virginia  |  28 Febbraio 2008 at 3:19 pm

    Comunque la giornata della lentezza e’ una provocazione per conto suo, no?

  • 4. Virginia  |  28 Febbraio 2008 at 3:31 pm

    Oggi sono in vena di provocazioni (Jack, hai lanciato il sasso, eh?). Questo sito ha un certo numero di lettori ogni giorno, e fa certamente piacere. Ma so di per certo che la maggior parte non sono volontari di Solidariet’ Impegno.

    La vita stessa di Solidarieta’ Impegno e’ molto frenetica per conto suo, in tanti modi diversi. Ma quanto ci fermiamo a pensare su chi siamo e dove stiamo andando? So per certo che c’e’ chi lo fa, so che in passato se ne e’ parlato, ma senza mai arrivare ad un risultato. Tanti piccoli progetti e attivita’ ma senza un obbiettivo ben definito, dichiarato e comunemente accettato.

    Ad esempio, questo sito. Ogni giorno e’ visitato da un certo numero di persone, ma pochissimi sono i volontari di SI. Allora mi fermo e penso: qual’e’ lo scopo di questo blog? Ha senso portarlo avanti? Ha senso avere uno strumento cosi’ poco “partecipato” in senso lato?

    Ad esempio, i banchetti equosolidali…

    Ad esempio, gli eventi che organizziamo…

    A volte mi sembrano tutti progetti autoreferenziali.

    Rifletto e medito a distanza, e mi spiace non poterlo fare insieme agli altri volontari semplicemente perche’ sono una volontaria “virtuale” al momento. Ma mi appello al vostro desiderio di lentezza e riflessione per portare SI ad un punto.

    Punto.

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