Archive for 27 Novembre 2007
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Le battaglie del commercio equo e solidale non si combattono solo nel piccolo, come facciamo noi di Solidarietà Impegno, ma sono al centro delle grandi decisioni a livello internazionale. Intendiamo dunque tenervi aggiornati sugli ultimi sviluppi (leggi il post del 18 ottobre 07 sull’argomento).
Siamo ormai alle battute conclusive, dopo 5 anni di negoziato, per quegli accordi di partnership economica (EPA) che l’Europa ha sempre sbandierato come il miglior strumento per portare sviluppo nelle ex colonie: gli EPA nascono infatti come forme di accesso agevolato per la vendita dei prodotti all’interno dei mercati europei, ma si stanno trasformando in un’ulteriore forma di sfruttamento dei Paesi in via di Sviluppo a vantaggio dell’UE.
Fino al mese scorso, la posizione europea sembrava non ammettere alcuna alternativa ai 76 paesi che sono coinvolti nei negoziati con l’UE: firmare subito (entro novembre) le bozze proposte dall’Europa o perdere le preferenze doganali in vigore. Ma dopo la presa di posizione del 5 ottobre da parte dei ministri del blocco dei paesi dell’Africa Occidentale che ha rifiutato questo diktat, la posizione europea aveva subito una revisione.
I paesi ACP (America centrale, Caraibi e Pacifico), sotto ricatto, sembrano invece intenzionati a firmare per mantenere preferenze doganali, ma in cambio dovranno liberalizzare le importazioni, aprendo i loro fragili mercati all’esterno e subendo la consueta terapia degli shock, senza neppure avere quegli ammortizzatori che gli EPA in forma originale avrebbero teoricamente dovuto contenere.
A questo punto si può solo sperare:
- che la WTO (organizzazione mondiale del commercio) conceda a UE e ACP una deroga per continuare i negoziati
- che UE e ACP insieme agissero in sede WTO per eliminare le regole inique del commercio internazionale, risolvendo così alla radice il problema delle discriminazione fra Paesi in via di sviluppo
E’ necessario riportare il tema del commercio nella giusta direzione, quella di aiutare la gente a vivere dignitosamente. Senza contare che come Unione Europea eviteremmo la miserabile figura che stiamo facendo agli occhi dell’Africa e di chi guarda questo mondo cercando di renderlo piu’ abitabile da tutti.
PS: questo articolo è palesemente tratto da un articolo uscito il 13 novembre su Tradewatch. L’ho riassunto, nella speranza che così venga letto… spero che Tradewatch non se la prenda a male. L’articolo originale è scritto da Roberto Meregalli (“Beati i costruttori di pace”, Campagna “L’Africa non è in vendita!”). Per leggerlo clicca qui.
2 comments 27 Novembre 2007




