Più auto o più alternative? Cosa sceglierà il Mondo? E cosa sceglieremo noi?

5 Novembre 2007

Traffic

Mentre Tata Motors, una delle più importanti aziende automobilistiche dell’Asia, si prepara a lanciare in India la “world’s cheapest car” nel 2008 (l’auto più economica del mondo), altri paesi con una lunga storia di dipendenza nei confronti del mezzo automobilistico stanno disperatamente cercando modi per limitare i costi sociali e ambientali dei trasporti motorizzati. Un’alternativa è il BRT: Bus Rapid Transit, che funziona in modo analogo ad un trasporto ferroviario, ma con una flessibilità aggiuntiva nella scelta della strada/direzione. Tali sistemi alternativi sono sempre più popolari nelle città degli USA ma anche in diverse nazioni dell’Asia e dell’America Latina.

Tata Motors ha in programma di vendere la sua 4 porte a circa 2.500$, ovvero metà di quanto attualmente costi ora un’auto economica in India. Considerando che il reddito medio indiano cresce costantemente, si può prevedere che 1,1 miliardi di persone si avvicineranno a livelli di consumo dei Paesi Occidentali anche dal punto di vista dei trasporti – con evidenti problemi ambientali e di traffico.

Nel 2004 l’India contava 145,9 passeggeri per ogni auto, mentra gli USA contavano 2,2 passeggeri per auto. Cosa succederebbe se 1,1miliardi di persone in India possedessero un auto?

La grande attenzione del mercato nei confronti delle auto private disincentiva la ricerca di alternative valide nell’ambito dei trasporti pubblici. Sistemi come il BRT sono stati applicati in luoghi come Curitiba in Brasile, Bogota in Colombia, Pechino in Cina, ed hanno tutti ridotto notevolmente i costi, i danni ambientali e il tempo medio passato nel traffico. I sistemi BRT in costruzione negli USA (ad esempio a Cleveland e a Boston) sono buoni esempi di comunità un tempo altamenti dipendenti dalle auto che oggi si stanno focalizzando sempre più su trasporti pubblici ad alta qualità.

Purtroppo, in Italia, non si vede molto spesso questo tipo di investimento. Più spesso, invece, la politica punta a “tappare i buchi” e ridurre le emergenze, piuttosto che concentrarsi su investimenti di lungo periodo. Anche nel territorio bolognese, la maggior parte degli investimenti che vengono fatti in termini di viabilità tendono ad incentivare l’utilizzo delle auto private. A parte la famosa Suburbana, per la cui riabilitazione ci sono voluti decenni (e purtroppo per questo motivo è nata già “datata”), purtroppo si continua a spingere la polvere sotto il tappeto. Ma fino a che punto si potrà andare avanti così, ora che lungo tutta la bazzanese si costruiscono condomini a non finire? A questo punto non si tratta più di politiche di destra o di sinistra, si tratta di fare scelte coraggiose, forse impopolari, ma intelligenti.

Per maggiori info: http://www.worldchanging.com/archives/007517.html

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7 Comments Add your own

  • 1. Giacomo Zaccherini  |  6 Novembre 2007 at 12:05 am

    Riguardo alla Suburbana provvedo a togliermi diversi sassolini dalle scarpe… sono mesi che il treno elettrico gira per prova e ancora non l’hanno fatto partire!
    Il fatto è che adducono le scuse più assurde: prima i binari troppo stretti rispetto alle ruote, poi le case di Mulino troppo vicine, poi ancora la linea elettrica troppo poco potente per quel tipo di treno, prossimamente hanno in serbo elefanti rosa e asini che volano… e intanto consumiamo una quantità industriale di nafta!!!

    Lancio un appello a sindaci, dirigenti atc, capi-treno, controllori, viaggiatori e semplici cittadini che passano di qua… vogliamo fare qualcosa?!?

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  • 2. Giacomo Zaccherini  |  6 Novembre 2007 at 10:20 am

    Da ecoblog.it (http://www.ecoblog.it/post/2489/bus-rapid-transit)

    “Il sistema BRT (Bus Rapid Transit) funziona con corsie preferenziali e con una “bacchetta magica” che consente agli autisti degli autobus di chiamare il verde ai semafori. Da quando e’ in funzione (1990), a Curatiba in Brasile, il traffico e’ diminuito del 20%, la velocità dell’autobus e’ salita da 9,6 a 15,2 Km/h, i tempi di attesa sono diminuiti del 60% e i passeggeri aumentano dell’11% ogni anno.”

    Su Wikipedia c’è una pagina molto ampia dedicata ai BRT (http://en.wikipedia.org/wiki/Bus_rapid_transit) e anche YouTube ha molti video al riguardo… ma in Italia neanche l’ombra!!!

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  • 3. Virginia  |  6 Novembre 2007 at 11:16 am

    Oltre al traffico cittadino, per cui ti do pienamente ragione, forse da noi (Bazzano e dintorni) sarebbe necessario solamente rendere più capillare il servizio ATC già predisposto. Mi piacerebbe poter prendere l’autobus per venire da Monteveglio a Bazzano ma: ce ne è uno ogni ora se va bene, sono sempre in ritardo, mi devo fare 2 km a piedi per arrivare dall’altra parte di bazzano, etc etc. In più, a parte la mattina e all’ora di pranzo in cui ci sono gli studenti, sono veicoli mastodontici e sono sempre vuoti! Per forza alla fine prendo la macchina, e per forza mi sono fatta 5 anni di superiori e 3 di università in motorino (piuttosto che prendere l’autobus da Bazzano a Monteveglio mi sarei sparata…). Insomma: autobus più frequenti e più capillari anche in provincia!

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  • 4. Luca Gras  |  6 Novembre 2007 at 11:48 am

    Sì, noi che stiamo a Bazzano non abbiamo un’idea di come sia il servizio autobus non solo “in montagna” ma appena nelle colline subito sopra di noi!

    Una seria politica sul trasporto pubblico sarebbe un ottimo punto d’inizio.

    Ma il problema che Giacomo solleva è giustamente più generale: I COMUNI FANNO COSTRUIRE NUOVE CASE (e industrie, es. il nuovo polo in progetto tra Anzola e Crespellano) PER AVERE I SOLDI DA USARE PER I SERVIZI, MA QUELLE STESSE CASE PRODURRANNO MOLTI PIU’ ABITANTI E QUINDI MOLTI PIU’ SERVIZI CHE RICHIEDERANNO MOLTI PIU’ SOLDI. E via così in un circolo vizioso. E’ ovvio che
    i servizi primari (strade) sono i primi a soffrirne. Ma ne soffrono (a breve distanza) anche tutti i servizi sociali. E ne soffre l’ambiente. E il territorio, prima o poi, finisce. Ne parliamo, qui o altrove? Senza destra o sinistra che tenga?

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  • 5. Giacomo Zaccherini  |  6 Novembre 2007 at 4:27 pm

    Gras, non vedo l’ora di parlarne… ho sollecitato anche Simone e spero che ne venga una discussione bella e approfondita!

    Il problema, come dici anche tu, è molto grave e urgente. Oltretutto, Bazzano ha di che preoccuparsi, perchè è come territorio uno dei comuni più piccoli d’Italia (forse il più piccolo), e nonostante questo tutti i piani regolatori non fanno che aumentare e aumentare le superfici edificabili… e le strade ne risentono, eccome!
    Amici di Sasso Marconi, per venire a Bazzano, passano da Mongardino e Monte San Pietro, perchè Porrettana + Bazzanese = inaffrontabile!!! (e lasciamo perdere il discorso della Pedemontana… sigh…)

    Bisognerebbe tutti cominciare a ragionare un po’ oltre il minuto e mezzo che abbiamo davanti a noi! Guardare al futuro!
    Bisogna mettersi in testa che dobbiamo fare TUTTI (MA PROPRIO TUTTI!) scelte difficili: i cittadini scegliere mezzi che sembrano scomodi, i politici fare scelte impopolari, i dirigenti e gli imprenditori giocare su perdite economiche a breve termine… solo allora, forse, potremo parlare di un futuro vivibile e sostenibile!

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  • 6. Luca Gras  |  8 Novembre 2007 at 10:51 am

    Bravissimo. Purtroppo proprio pochissimi giorni fa hanno fatto un sondaggione mondiale sulla disponibilità a fare sacrifici in favore di stili di vita “alternativi” per l’ambiente. I risultati sono stati buoni: nella maggior parte dei paesi, gran parte dei cittadini è disposta a cambiare in questo senso le proprie abitudini. Ma gli italiani si sono classificati quasi all’ultimo posto… meditiamoci e lavoriamoci su. Siamo anche noi coloro che possono e devono diffondere una mentalità diversa.

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  • 7. Virginia  |  10 Novembre 2007 at 12:00 am

    Segnalo, sul tema, un interessante articolo apparso di recente sul New York Times: il giornalista dice, in pratica, ‘no, no, no, vi prego, non seguite il modello americano’, prende in considerazione le possibili conseguenze per l’India e propone un modello di consumo automobilistico diverso, innovativo, intelligente. Insomma, molto interessante… però è in inglese.
    http://www.nytimes.com/2007/11/04/opinion/04friedman.html?_r=1&oref=slogin
    Gli stessi consigli forse si possono applicare anche a noi?

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