Archive for Novembre 2007
Oltre il Muro, un appuntamento per stasera

Dove: Bazzano (Rocca dei Bentivoglio)
Quando: giovedì 29 nov 2007, alle 19 – Ingresso libero
Info: 349 6608811 – info@solidarietaimpegno.org
Scarica il volantino dell’evento ‘Oltre il Muro’
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Solidarietà Impegno, in collaborazione con la sezione bolognese di Amnesty International, organizza una serata a tema sul conflitto israeliano-palestinese a sessant’anni dalla risoluzione 181 dell’ONU sulla spartizione della Palestina.
- Alle 19, proiezione del documentario “Il muro di ferro”, sulle drammatiche conseguenze della costruzione del muro di separazione tra Israele e la West Bank.
- Alle 20.45, incontro con: Marcella Emiliani, mediorientalista e africanista, docente dell’Università di Bologna; Sonia Nobile, responsabile dell’area mediorientale per Amnesty; Jamil Gharaba, medico della Mezzaluna Rossa e membro dell’associazione israeliano-palestinese Zeit wa Za’atar.
10 comments 29 Novembre 2007
Partner per Forza

Le battaglie del commercio equo e solidale non si combattono solo nel piccolo, come facciamo noi di Solidarietà Impegno, ma sono al centro delle grandi decisioni a livello internazionale. Intendiamo dunque tenervi aggiornati sugli ultimi sviluppi (leggi il post del 18 ottobre 07 sull’argomento).
Siamo ormai alle battute conclusive, dopo 5 anni di negoziato, per quegli accordi di partnership economica (EPA) che l’Europa ha sempre sbandierato come il miglior strumento per portare sviluppo nelle ex colonie: gli EPA nascono infatti come forme di accesso agevolato per la vendita dei prodotti all’interno dei mercati europei, ma si stanno trasformando in un’ulteriore forma di sfruttamento dei Paesi in via di Sviluppo a vantaggio dell’UE.
Fino al mese scorso, la posizione europea sembrava non ammettere alcuna alternativa ai 76 paesi che sono coinvolti nei negoziati con l’UE: firmare subito (entro novembre) le bozze proposte dall’Europa o perdere le preferenze doganali in vigore. Ma dopo la presa di posizione del 5 ottobre da parte dei ministri del blocco dei paesi dell’Africa Occidentale che ha rifiutato questo diktat, la posizione europea aveva subito una revisione.
I paesi ACP (America centrale, Caraibi e Pacifico), sotto ricatto, sembrano invece intenzionati a firmare per mantenere preferenze doganali, ma in cambio dovranno liberalizzare le importazioni, aprendo i loro fragili mercati all’esterno e subendo la consueta terapia degli shock, senza neppure avere quegli ammortizzatori che gli EPA in forma originale avrebbero teoricamente dovuto contenere.
A questo punto si può solo sperare:
- che la WTO (organizzazione mondiale del commercio) conceda a UE e ACP una deroga per continuare i negoziati
- che UE e ACP insieme agissero in sede WTO per eliminare le regole inique del commercio internazionale, risolvendo così alla radice il problema delle discriminazione fra Paesi in via di sviluppo
E’ necessario riportare il tema del commercio nella giusta direzione, quella di aiutare la gente a vivere dignitosamente. Senza contare che come Unione Europea eviteremmo la miserabile figura che stiamo facendo agli occhi dell’Africa e di chi guarda questo mondo cercando di renderlo piu’ abitabile da tutti.
PS: questo articolo è palesemente tratto da un articolo uscito il 13 novembre su Tradewatch. L’ho riassunto, nella speranza che così venga letto… spero che Tradewatch non se la prenda a male. L’articolo originale è scritto da Roberto Meregalli (“Beati i costruttori di pace”, Campagna “L’Africa non è in vendita!”). Per leggerlo clicca qui.
2 comments 27 Novembre 2007
Chicago e l’acqua in bottiglia. Dublino e le buste di plastica.

Camion stracarichi di bottiglie di acqua minerale potrebbero non essere più ben accetti a Chicago, dove il sindaco Richard Daley ha avvallato una proposta che porterà nelle casse della città almeno $21milioni ogni anno.
Non si tratta di una tassa sull’acqua, ma di una tassa sulla plastica per incrementare le entrate, ridurre l’immondizia, nonchè la quantità di carburante usato per la produzione e il trasporto delle bottiglie di plastica.
Ma chicago non è l’unica: i sindaci di Los Angeles, San Francisco e Salt Lake City hano chiesto ai propri impiegati di non usare acqua in bottiglia e non spendono più in questo settore. Ancora alcune idee:
- il consiglio comunale di Ann Arbor, Michigan, ha incoraggiato i residenti a utilizzare bottiglie “refillable” e ha smesso di comprare acqua in bottiglia per i rinfreschi e le cerimonie comunali.
- diversi ristoranti in Quechee, Vermont, hanno smesso di vendere acqua in bottiglia alcuni mesi fa. I clienti ora possono bere l’acqua del pozzo e ne sono felici.
- Il municipio di Santa Barbara, California, ha smesso di comprare acqua in bottiglia e serve acqua di rubinetto nelle funzioni pubbliche.
Se non è il Comune a dare l’esempio, come ci si può aspettare un comportamento etico e responsabilie da parte dei cittadini?
Anche se la battaglia all’acqua minerale ci preme abbastanza, non scordiamo che esiste un altro grosso problema: quello delle buste di plastica.
A Dublino, e in tutta l’Irlanda, c’è una tassa sulle buste di plastica che si trovano alla cassa: i “sacchetti” costano al cittadino dai 30 ai 50 centesimi di euro. Così, busta dopo busta, prima di prendere inutili sacchi di plastica, ci si pensa due volte. E così, per soli 0.30€ in più, non è raro vedere che le persone imparano ad organizzarsi: con sacchi di stoffa riutilizzabili, con borse capienti e con tutta la creatività di cui l’essere umano è capace.
Insomma, viva l’ambiente e viva l’ingegno!
15 comments 21 Novembre 2007
Cena Pro-Africa a Bazzano

Volentieri diffondiamo la notizia di una bella iniziativa bazzanese.
Qui sotto potete scaricare il volantino. Si tratta di una cena che si terrà il 19 novembre all’Osteria Porta Castello (Bazzano – BO), a sostegno delle iniziative dell’associazione As.so.s. E’ in ricordo di Renato Gallini e verranno presentate le varie iniziative che l’As.so.s. svolge in Africa. Il prezzo è di 20 euro a testa per il finanziamento dei loro progetti.
Cena Osteria Porta Castello a Bazzano
Per informazioni:
Osteria Porta Castello – 051-832329
e-mail: maxtosse@alice.it; cell. 338-9175156
2 comments 14 Novembre 2007
Le patate per curare la Malaria?

La malaria e’ seconda solo alla tubercolosi in termini di impatto sulla salute mondiale. Il tipo piu’ pericoloso attacca i reni e il cervello e puo’ causare anemia, coma e morte. La malattia uccide piu’ di un milione di persone ogni anno, sorpattutto in Africa: la maggior parte dei casi riguarda bambini sotto i 5 anni, nell’Africa Sub-sahariana.
I parassiti della malaria, che si moltiplicano all’interno delle cellule del sangue, sono trasmessi da zanzare femmine e al momento non esiste un vaccino. Per questo fin ora gli sforzi contro la malaria si sono concentrati su azioni contro la zanzara: acquisto di zanzariere per le popolazioni povere, bonifica di zone paludose, repellenti e insetticidi…
Ma forse le cose possono cambiare.
Alcuni scienziati scozzesi hanno passato due anni ad investigare come il parassita delle patate infetti le cellule, nella speranza di rendere le coltivazioni piu’ resistenti alla malattia; ma non si aspettavano di aprire la strada alla cura della malaria.
I ricercatori dello SCRI (Scottish Crop Research Institute) hanno scoperto che entrambi i parassiti hanno avuto la stessa evoluzione e usano perciò lo stesso meccanismo per sopraffare le cellule e diffondere l’infezione. Hanno provato che le proteine utilizzate dal parassita per sorpavvivere dopo che una cellula e’ stata infettata contengono una specifica sequenza di aminoacidi, simile a quella che recentemente è stata identificata nel parassita della malaria, anche se a suo tempo l’importanza di questa scoperta non era stata riconosciuta. In altre parole i due parassiti sono lontani parenti ed hanno strategie simili per infettare piante e ospiti.
La ricerca è stata pubblicata nell’ultimo numero della rivista scientifica Nature. Speriamo di vedere presto nuovi sviluppi e che questa ricerca possa contribuire a eliminare uno dei maggiori problemi dell’Africa oggi.
4 comments 11 Novembre 2007
Più auto o più alternative? Cosa sceglierà il Mondo? E cosa sceglieremo noi?

Mentre Tata Motors, una delle più importanti aziende automobilistiche dell’Asia, si prepara a lanciare in India la “world’s cheapest car” nel 2008 (l’auto più economica del mondo), altri paesi con una lunga storia di dipendenza nei confronti del mezzo automobilistico stanno disperatamente cercando modi per limitare i costi sociali e ambientali dei trasporti motorizzati. Un’alternativa è il BRT: Bus Rapid Transit, che funziona in modo analogo ad un trasporto ferroviario, ma con una flessibilità aggiuntiva nella scelta della strada/direzione. Tali sistemi alternativi sono sempre più popolari nelle città degli USA ma anche in diverse nazioni dell’Asia e dell’America Latina.
Tata Motors ha in programma di vendere la sua 4 porte a circa 2.500$, ovvero metà di quanto attualmente costi ora un’auto economica in India. Considerando che il reddito medio indiano cresce costantemente, si può prevedere che 1,1 miliardi di persone si avvicineranno a livelli di consumo dei Paesi Occidentali anche dal punto di vista dei trasporti – con evidenti problemi ambientali e di traffico.
Nel 2004 l’India contava 145,9 passeggeri per ogni auto, mentra gli USA contavano 2,2 passeggeri per auto. Cosa succederebbe se 1,1miliardi di persone in India possedessero un auto?
La grande attenzione del mercato nei confronti delle auto private disincentiva la ricerca di alternative valide nell’ambito dei trasporti pubblici. Sistemi come il BRT sono stati applicati in luoghi come Curitiba in Brasile, Bogota in Colombia, Pechino in Cina, ed hanno tutti ridotto notevolmente i costi, i danni ambientali e il tempo medio passato nel traffico. I sistemi BRT in costruzione negli USA (ad esempio a Cleveland e a Boston) sono buoni esempi di comunità un tempo altamenti dipendenti dalle auto che oggi si stanno focalizzando sempre più su trasporti pubblici ad alta qualità.
Purtroppo, in Italia, non si vede molto spesso questo tipo di investimento. Più spesso, invece, la politica punta a “tappare i buchi” e ridurre le emergenze, piuttosto che concentrarsi su investimenti di lungo periodo. Anche nel territorio bolognese, la maggior parte degli investimenti che vengono fatti in termini di viabilità tendono ad incentivare l’utilizzo delle auto private. A parte la famosa Suburbana, per la cui riabilitazione ci sono voluti decenni (e purtroppo per questo motivo è nata già “datata”), purtroppo si continua a spingere la polvere sotto il tappeto. Ma fino a che punto si potrà andare avanti così, ora che lungo tutta la bazzanese si costruiscono condomini a non finire? A questo punto non si tratta più di politiche di destra o di sinistra, si tratta di fare scelte coraggiose, forse impopolari, ma intelligenti.
Per maggiori info: http://www.worldchanging.com/archives/007517.html
7 comments 5 Novembre 2007




