Blood diamonds

14 ottobre 2007 at 4:05 am 10 commenti

Diamonds

Da sempre l’essere umano ha bisogno di simboli per concretizzare i propri ideali.

Un diamante è indubbiamente simbolo di amore e impegno nei confronti di una persona, quindi la sua importanza non dipende generalmente dal valore economico dell’oggetto, quanto dal valore emotivo-affettivo che incarna. Maggiore è la spesa per quel diamante e il sacrificio fatto per acquistarlo, maggiore è il suo valore emotivo. E’ qundi un oggetto che per il suo carattere simbolico va ben oltre il materialismo e si sposta su una dimensione “sacra”.

Ma ogni rosa ha le sue spine….

Il 20% dei diamanti provengono da 4 paesi: Angola, Congo, Guinea e Sierra Leone.
L’81% della produzione dei diamanti è controllata da 5 colossi: DTC (50%), Alrosa (12%), Leviev, Rio Tinto e BHP Billiton, e ogni anno nel mondo i ricavi dalle vendite di diamanti sono sempre maggiori.

Il problema che interessa il commercio di diamanti, e che è ben descritto nel famoso film “Blood Diamond” con Leonardo di Caprio, ruota intorno ai cosiddetti Conflict Diamonds, ovvero quei diamanti commercializzati illegalmente per finanziare le guerre, soprattutto in Africa centrale e orientale. L’ONU ha definito i Conflict Diamonds, altrimenti detti Blood Diamonds, come “… diamanti che provengono da aree controllate da forze o fazioni opposte ai governi legittimamente e internazionalmente riconosciuti e che sono utilizzati per finaiziare azioni militari”. Questi diamanti sono stati utilizzati per finanziare le varie guerre e guerriglie in Angola, Liberia, Costa d’avorio e Congo.

Per eliminare questo problema, su spinta dell’opinione pubblica internazionale scossa dalla terribile guerra della Sierra Leone, nel 2000 è iniziata una collaborazione tra l’industria dei diamanti, l’ONU e organizzazioni non governative per creare un sistema di certificazione dei diamanti, che verrà poi chiamato Sistema di Certificazione Kimberley. Questo processo di certificazione è entrato in vigore nel 2003 e da allora 71 governi hanno introdotto il Sistema Kimberley nella loro legislazione nazionale.

Oggi il 99% dei diamanti venduti nel mondo provengono da zone “conflict free”, senza guerra.

Se vuoi fare un regalo alla tua fidanzata o moglie (o altro) esistono dunque due alternative:

  • Informati bene sulla provenienza del diamante e pretendi una risposta
  • Compra un diamante equosolidale: esistono diverse aziende/organizzazioni che si occupano di questo mercato e che, oltre a garantire la provenienza del diamante, offrono al produttore maggiore stabilità economica e prezzi equi (se sai un po’ di inglese guarda questo video: http://www.youtube.com/watch?v=1peA_qtHTwg)
  • Non comprare un diamante: se ti ama, capirà la tua scelta.

Se vuoi approfondire l’argomento, sul sito di Rapaport c’è una grandissima quantità di materiale (documenti e articoli) sui diamanti e sui diamanti equosolidali.

Entrata archiviata sotto: Consumo consapevole. Tags: .

A ottobre: “Io faccio la spesa giusta” L’UE, che dà con una mano e toglie con l’altra

10 commenti Aggiungi il tuo

  • 1. Simone  |  15 ottobre 2007 alle 9:14 am

    Cari amici, vi segnalo il Post per la cena:

    http://www.lacomunedibazzano.splinder.com/

    Replica
  • 2. Virginia  |  15 ottobre 2007 alle 2:51 pm

    Sul tema dei diamanti equosolidali vi segnalo un articolo di Donna Moderna, nella dossier nozze solidali (6/4/2007):

    “Sono il simbolo dell’amore eterno, ma purtroppo, se guardi dietro lo scintillio, i diamanti ti raccontano una storia di violenza e sopraffazione. La maggior parte di quelli che si trovano sul mercato, infatti, sono stati estratti nei paesi più poveri del mondo – Sierra Leone, Liberia, Repubblica Democratica del Congo – da minatori che lavorano in condizioni terribili e senza alcun rispetto per l’ambiente, che viene irrimediabilmente deturpato. Hai visto Blood Diamond? L’ultimo film con Leonardo DiCaprio tratta proprio di questa grave situazione vista dagli occhi di un trafficante di pietre preziose che vorrebbe lasciarsi alle spalle il passato.

    L’anello che sogni da sempre quindi è off limits? No, grazie ad Ethical Diamond, un’iniziativa della Gioielleria Belloni di Milano. I diamanti “etici” provengono dal Canada e sono stati estratti e lavorati nel rispetto dei lavoratori, delle popolazioni indigene e dell’ambiente. Ogni pietra riporta sul bordo un numero di serie e un logo incisi al laser (la foglia d’acero simbolo del Canada) ed è corredata da una garanzia che attesta come durante tutta la filiera venga applicato il Canadian Diamond Code of Conduct, il codice di comportamento stilato dal governo canadese che deve essere obbligatoriamente rispettato sia da chi estrae, sia da chi vende i diamanti.

    Vuoi un’altra buona notizia? Se ami la creatività e vorresti portare al dito non solo un anello “pulito”, ma anche raffinato e particolare, non lasciarti scappare Insoliti Solitari, una linea di gioielli esclusiva creata da UrOburo, l’Atelier orafo della Cooperativa sociale Città e Salute onlus, che realizza gioielli in esemplari unici o in piccola serie, oltre alle bellissime “fedi equosolidali”.

    Linee semplici ed essenziali o richiami alle forme della natura: gli Insoliti Solitari nascono dalla fantasia dei quattro giovani designer di UrOburo: Irene Marasco, Emi Kato, Massimo Sciancalepre e Naoko Iyoda, che hanno reinterpretato il modo tradizionale di portare le pietre preziose utilizzando bronzo e oro nelle sue diverse tonalità per ottenere un effetto di grande impatto, ma anche di grande eleganza.

    Insoliti Solitari è sinonimo di giustizia, ma anche di solidarietà: per ogni anello venduto, infatti, UrOburo e la Gioielleria Belloni devolvono il 5 per cento del ricavato a Survival International, un’organizzazione non governativa che si batte per salvaguardare i diritti dei popoli tribali che ancora vivono sul nostro pianeta e che vedono la loro esistenza costantemente minacciata.”

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  • 3. Luca Gras  |  16 ottobre 2007 alle 10:51 am

    E allora perché quest’estate non avete voluto vedere Bloody Diamond a casa di Giacomo?????

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  • 4. Giacomo Zaccherini  |  16 ottobre 2007 alle 10:54 am

    Gras, sembra Bloody Sunday… ma quella è un’altra cosa! Si intitola Blod Diamonds… :-(

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  • 5. Virginia  |  16 ottobre 2007 alle 9:07 pm

    mmmm… :\
    Si chiama BLOOD DIAMOND.

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  • 6. Giacomo Zaccherini  |  17 ottobre 2007 alle 12:25 am

    Scusa, Virgi, la mia si chiama “dislessia-causata-dalla-fretta-di-scrivere”… diagnosi semplice e sicura, i sintomi ci sono tutti!

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  • 7. Virginia  |  17 ottobre 2007 alle 1:16 am

    Si vede che studi medicina!

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  • 8. Luca Gras  |  17 ottobre 2007 alle 9:05 am

    Comunque, preferisco il Bloody Mary, che non per nulla era il nome di una regina.

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  • 9. Monty Wagner  |  28 maggio 2010 alle 5:55 pm

    solidarietaimpegno.wordpress.com’s done it again! Great article!

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  • 10. Filippo  |  23 novembre 2011 alle 12:23 am

    Ma pensa, non avevo mai letto questi articoli ;)

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